Il cielo non è un fondale: piccoli (e grandi) tentativi di rapporti umani

Che cosa pensi dell’uomo fuori, solo, sotto la pioggia, quando sei dentro casa? Io niente, di norma, devo dire. Immagino che questa sia la risposta onesta un po’ di tutti, o no? È il caso di porla, la domanda? Daria Deflorian lo fa, e la lascia lì, aperta, affiancandole una serie di quadri, di spunti d’incontri e relazioni potenziali ma di fatto impossibili da realizzare, dal momento che il vetro che divide gli esseri umani puoi, sì, romperlo, con fatica, magari risultando anche inopportuno, ma alla fine più in là di un certo punto non ci arrivi. Per cui tanto vale restare a casa attaccati a un meraviglioso termosifone, forse.

2016-17 Daria Deflorian/Antonio Tagliarini Théâtre Vidy Lausanne "Il Cielo non e un Fondale" Texte et mese en scène de Daria Deflorian et Antonio Tagliarini

Il cielo non è un fondale è uno spettacolo perfetto, candidato, infatti, in cinque categorie ai Premi Ubu 2017, creato dall’attrice Daria Deflorian e dal coreografo Antonio Tagliarini, in scena a interpretare loro stessi, con i loro veri nomi, insieme al giovane Francesco Alberici e a Monica Demuru, che recita e canta con una bellissima voce alcune canzoni italiane, tra le quali, a più riprese, La Domenica di Giovanni Truppi, che non è un accompagnamento, bensì il gomitolo di strofe barcollanti e vere da cui si srotola questa (non) storia. Canzone che, tra l’altro, ha anche un bellissimo video fatto di spaccati di vita urbana. Io la conoscevo e l’ho ritrovata sparsa sul palco, trasformata in parte del testo dello spettacolo.

Tutto inizia da un sogno fatto da Antonio, nel quale lui cammina solo e un poco abbacchiato sotto la pioggia, vede una donna che rovista a terra, una barbona, scorge il suo volto, ed è Daria! Lui, però, non si ferma. Tira dritto. Non sa perché, però fa così. Daria, fuori dal sogno, non se la prende, però rimane colpita, “perché io mi ci vedo proprio, a fare quella fine lì – dice – a rovistare tra le cose”. Lei poi, più avanti, a una donna sola con un carrello della spesa con le sue poche cose, in un parco, prima di uno serata a teatro, lei vestita tutta elegante, rivolgerà la parola, racconta. Però non è che questo dialogo sarà particolarmente fruttuoso. Le lascia dieci euro e la donna è contentissima. “Pensa se gliene davo cinquanta”.

il cielo non è un fondale_©GiorgioTermini-0174

Poi c’è Francesco che pensa di avere una sorta di rapporto con un venditore di rose, perché gli chiede come stai, e lui risponde con una non risposta e un atteggiamento quasi di leggero fastidio, ostentando distacco, e allora Francesco cosa se ne fa di questa reazione? Niente. C’è la cassiera del supermercato che concede a Daria un minuto in più dopo la chiusura, perché lei si perde tra le corsie, non sa bene cosa prendere, indugia, ed è già tanto che sia arrivata fin lì, a fare la spesa, staccandosi dal suo termosifone, unico elemento stabile e confortante di una casa umida, dove gli angoli del tappeto Ikea insistono a sollevarsi nonostante le pile di libri disposte sopra per tenerli giù.

Sì perché alla fine come si fa a entrare veramente in relazione con gli altri, soffocati come siamo da questo “io obeso”, definizione impeccabile, da questo raccontarci ossessivo, da questo parlarci addosso costante e opprimente, che non si capisce a cosa serva visto che più parliamo e meno sappiamo? Come si fa a sapere davvero del resto del mondo? Parlano, gli attori in scena, raccontano come potrebbero raccontare a tavola, a una cena tra amici, al bar, parlano, non recitano, o meglio recitano con un linguaggio parlato, diretto, molto vero, e tentano sempre l’azione, il gesto. Ogni tanto, chiedono agli spettatori di chiudere gli occhi. Daria Deflorian è bravissima, e le scene, nelle quali è molto facile riconoscersi, scorrono fluide. Il cielo non è un fondale è uno spettacolo che racconta fatti semplici che si portano appresso, ma senza peso, questioni enormi, ed è uno spettacolo veramente divertente, e dopo anche lievemente sconfortante, perché resta lì, e torna. Ma è giusto così. Perché sono cose brutte da dire, ma sono cose vere. Magari se lo vediamo tutti dopo ci parliamo meglio, non si sa mai.

E a questo punto che cosa cambia se io divento tifoso a tempo pieno di una squadra di calcio, missionario, astronauta, organizzatore di gite per i vecchi a Lourdes? Tanto tutto può andare bene, e di tutto posso fare a meno.

E tu ti dai tanto da fare, ma fai sempre, sempre, sempre, sempre, sempre lo stesso errore.

Dove e quando l’ho visto: Bologna, Arena del Sole, 22 novembre 2017

Qualche altra informazione: www.defloriantagliarini.eu

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