L’importanza della parola. L’esecuzione di Vittorio Franceschi

Hanno la stessa età / la morte e la luce

Mentre guardavo quest’uomo legato a una sedia, sanguinante, le mani mozzate e gli occhi bendati, sofferente ma non dominato dal dolore, afflitto eppure lieve, che dissertava, filosofeggiava sul senso della vita tirando fuori ricordi e domande, lo seguivo e ogni tanto mi perdevo, prendendo direzioni diverse a partire dal filo del suo discorso, o forse solo da qualche parola. L’esecuzione di Vittorio Franceschi mi ha fatto pensare a molte cose. Come mi aveva spiegato lui stesso prima del debutto, ogni singola parola ha un peso e un significato. E’ uno spettacolo in poesia. Una guerra senza poeti è una guerra sprecata. E un poeta senza guerre è un poeta inespresso. D’altronde Franceschi è attore, regista, drammaturgo e poeta.

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Ph Luca Bolognese

C’è, di base, una grande sapienza nell’uso del linguaggio, e nell’interpretazione naturalmente. Insieme a un lungo studio. Visto questo lavoro, non mi sento di mettere in discussione la sua strenua difesa dell’importanza della formazione artigianale dell’attore. L’ho sentito rimarcare più di una volta questo assunto: non si può fare teatro se non si studia, non sono attori quelli che recitano col microfono (a lui sicuro non serve). L’attore bolognese disse di essere e voler essere anticamente moderno. L’accento sul passato e sull’antico mi aveva quasi intimorita, ammetto, ma non mi pare sia l’elemento caratterizzante (in positivo), o magari lo è, e allora sono antica anch’io nell’interesse a scavare.

Il testo, per nulla tenero, vive momenti di alleggerimento di tono ed è dotato di un grande equilibrio, non facile da mantenere, considerando inoltre che il protagonista sta fermo nella stessa posizione per l’intera durata, su per giù un’ora e mezzo, legato a una sedia, senza potersi muovere, senza vedere. Sta lì perché è condannato a morte: il giorno seguente verrà fucilato da un esercito di bambini. Al suo fianco c’è Laura Curino nel ruolo di una donna all’apparenza un po’ brusca, ma loquace: la guardiana, una sorta di assistente dei detenuti, un supporto psicologico che lo accompagna forse per compassione, forse perché si lascia coinvolgere in questo viaggio nel passato e nell’umano. Anche lei racconta, ha un vissuto pieno di dolore. Si scambiano battute. A lui fanno paura gli abissi, a lei la torta di mele: ci vuole niente a bruciacchiarla.

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Ph Luca Bolognese

Lui, che non ha nome né appartenenza, è un disertore. Ripercorre la sua esperienza di soldato in guerra, quando camminava sulle ossa sbriciolate, passa per l’inferno di un incendio al quale assistette da ragazzo, prosegue per un tormentante percorso all’interno delle sue stesse viscere, dalla gola alle budella, alla ricerca di un’anima che non c’è, perché la parte più nobile dell’uomo, confessa, è l’intestino, che perlomeno sta lì e fa il suo lavoro in silenzio, senza presumere troppo di sé stesso. Per il resto, dentro ci sono un sacco di cose schifose, noccioli di ciliegia e rimasugli. Poco di buono, nonostante sia una persona come un’altra, non particolarmente virtuosa, né malvagia. O probabilmente proprio per questo.

Questo spettacolo mi ha fatto in qualche modo sentire sollevata. Un testo sì angosciante, in un certo senso finale, definitivo, che mi ha contemporaneamente trasmesso come un sentore di consapevolezza, o accettazione, e leggerezza. E’ un’angoscia che solleva perché l’uomo soffre, va incontro alla morte e ha paura, però qualcosa si appiana, e anche se niente di quello che dice è confortante, la sua parola conforta.

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Ph Luca Bolognese

Una parola può bastare bisogna cercare tra le bucce e i torsoli tra le palpebre dei ciechi sotto i cuscini dei vecchi tra le pagine dei libri mai aperti tra le note mai suonate degli spartiti dimenticati nei portagioie vuoti nei buchi delle calze nel geranio morto di sete nella fetta di pane secco cercate nel pugnale dell’assassino nel dolore dei respinti nella solitudine dei moribondi nel volo muto del suicida dev’esserci date un’occhiata mettete un cartello Cerco parola.

Dove e quando l’ho visto: Modena, Teatro delle Passioni, 8 novembre 2017

Qualche altra informazione: www.vittoriofranceschi.com

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