Si può fare teatro nei palazzi di periferia? Inferno in via delle Rimesse

In via delle Rimesse, quartiere San Vitale, ci sono case popolari molto ben tenute. Sono poi quelle che si vedono arrivando col treno dalla Romagna, rosa e gialle, quando è il momento d’iniziare a prepararsi per scendere. Ieri le ho viste dal versante opposto scoprendo che si tratta di un micro villaggio, con una piazza interna, in una zona per la verità abbastanza deserta. Il problema è che alla predisposizione comunitaria di questa struttura pare non corrisponda affatto l’esistenza di una comunità. Dunque il Teatro dei Mignoli, con il suo festival In&Out – La Cultura in Condominio, amando le imprese molto difficili ha portato qui il primo spettacolo della rassegna di quest’anno, che rispetto agli anni passati è più piccola per un grosso taglio ai fondi.

Quando arrivo, verso le 21, si sta concludendo la cena condivisa degli abitanti, che sono in gran parte stranieri. O meglio, mi spiega il direttore del Teatro dei Mignoli Mirco Alboresi, il fatto è che sono stati quasi solo gli immigrati ad aderire con entusiasmo all’iniziativa, insieme a qualche anziana signora bolognese: smuovere gli altri è praticamente impossibile. E dire che, dando un’occhiata alla quantità di finestre del complesso, se solo la metà degli abitanti fosse scesa di casa qui ci sarebbe una folla vastissima. Invece il gruppo è piccolo. Però contento.

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In scena uno spettacolo itinerante del Teatro Nucleo di Ferrara, da molti anni attivo nelle periferie e nei contesti meno facili: I.N.F.E.R.N.O. (regia Davide Della Chiara e Natasha Czertok), che sta per Invasione Notturna Frivola e Ruggente Non Ostile, descrizione che contiene bene gli elementi di questo lavoro ispirato all’Inferno di Peter Weiss. Qui però Dante approda in una nostra città di oggi, un po’ come queste persone arrivate da Paesi lontani, e le cose non sono per niente semplici. Fuoco e fiamme, bianchi figuri trasportati dal carretto di Caronte, spettri e apparizioni magiche, la rasserenante voce di un’anziana che proviene da un albero (col treno, dietro, che passa), e che prega di continuare così, a portare poesia, a mischiare la gente.

Devo ammettere che mi distraggo spesso dalla linea narrativa, e non perché gli attori non siano bravi, o lo spettacolo non sia coinvolgente. Tutt’altro. Ma perché quello che accade intorno è altrettanto interessante, e quindi l’attenzione si confonde e si divide. E penso vada bene così. Prima di tutto c’è questo gruppo di bimbi che cantano Lasciate ogni speranza voi che volete entrar con gli attori ma poi ricominciano a parlare tra di loro e a correre col monopattino. Giocano, e lo spettacolo semplicemente s’incastra coi loro giochi, quindi quando capita interagiscono (Dove siamo?, chiede un abitante dell’Inferno. A casa mia!, risponde un bimbetto), e poi saltano via.

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Ci sono i genitori, le madri soprattutto, anch’esse abbastanza impegnate a dialogare tra loro pur seguendo la scena. C’è una bellissima signora con velo e abito leopardato che osserva in silenzio, l’aria attenta, forse appena interdetta. C’è qualcuno che sbircia dai balconi e dalle finestre. Ci sono tre ragazzini che giocano a calcio, devono interrompere al passaggio della banda e si fermano a guardare, almeno per dieci minuti. E poi ci sono le questioni logistiche, decisamente divertenti:  il camioncino che per uscire dal parcheggio fa lo slalom tra scale a pioli e suonatori ambulanti, l’auto che prova a entrare ma è costretta a indietreggiare in retromarcia all’avanzata di una dama sui trampoli, la signora preoccupatissima del carretto infernale in sosta in mezzo al cancello d’ingresso: No, va là, che mi si rompe la fotocellula!.

Per la compagnia, sicuramente allenata a simili situazioni, è in ogni caso una prova impegnativa, superata brillantemente. A me pare che l’insieme funzioni benissimo, reazioni e situazioni impreviste incluse. Dispiace un po’ quando qualcuno si affaccia alla finestra gridando Avete finito? Non si può nemmeno guardare la partita in pace, non vi vergognate?, più per provocazione che per altro. Ma loro rispondono Proprio per niente!, e salutano il pubblico chiamando l’anziana signora che ha prestato la voce all’albero, sorridente, a prendere gli applausi. Dispiace che non siano scesi tanti abitanti, e che non ne siano arrivati dal centro: varrebbe la pena spostarsi. Forse però ci vuole pazienza: qui di solito non c’è nulla, pretendere un ribaltamento istantaneo delle abitudini sarebbe illusorio. Intanto c’è chi ha partecipato. E come dice Mirco, a questi bambini il teatro passa, l’esperienza resterà in mente. Cresceranno, i nuovi abitanti saranno loro.

 

Dove e quando l’ho visto: Bologna, via Rimesse 1-27, 10 giugno 2016

Dove e quando lo potete vedere: I.N.F.E.R.N.O.: aggiornamenti su www.teatronucleo.org. Prossimi appuntamenti Festival In&Out – La Cultura in Condominio: 12 giugno – Borgo di Monte Donato e Borgo Lazzari (quartiere Savena); 14 giugno – La Casa di Isabella, via Andreini 29d-31a (quartiere San Donato); 16 giugno – Via Pier De’ Crescenzi, pista di pattinaggio dietro al palazzo numero civico 18 (quartiere Porto); 17 giugno – Mercato di via Francesco Albani 4 (quartiere Navile); 20 giugno – Villaggio INA, via Legnano 2 (quartiere Borgo Panigale)

Qualche altra informazione: www.teatronucleo.org, www.laculturaincondominio.blogspot.it

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